Robassomero nel tempo

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Antichi ricordi

COME ERAVAMO > I RICORDI

TRADIZIONI-LEGGENDE-FILASTROCCHE
DEL NOSTRO COMUNE


Ricerche di: Letizia Adduci, Rosa Bove, Daniela Catti, Paolo Chiara, Maria De Stefanis, Fulvia Martini.

Vorremmo ringraziare tutti coloro che ci hanno aiutato (e cioè M. Ballesio, La Sig.ra Rolle, Remondino, Martinetto, G. Bussone, G. Destefanis, B. Richetta, la Sig.ra D. Chiadò) con le interviste e dire loro che ciò che ci è stato detto ci è servito molto. Non abbiamo incontrato molte difficoltà nel fare questo lavoro, tranne una corsa contro il tempo e il disinteresse di alcune persone che non hanno voluto aiutarci.
Concludiamo sperando che il nostro lavoro possa servire per far conoscere a tutti qualcosa di più del nostro paese: Robassomero.

"ODORE di DIRETTRICE"

" La scuola era mista ed aveva due classi, fino alla quarta elementare e ci insegnavano bene. Quando arrivava la Direttrice, la maestra ci diceva: "Sento odore di direttrice". Ce lo diceva perché la Direttrice era severa, ci prendeva tutti i quaderni e interrogava tutti.
Io sono stata bocciata in terza perché la mia matrigna mi mandava a lavorare in campagna d'estate ed avevo dimenticato a casa i
lavori femminili (ricamo, cucito, ecc.)


(Racconto di Maria Ballesio)

***

" B'CCIE e TULU "


D. - Conosce qualche antico proverbio?
R. - No, però ricordo che si prendevano in giro da Devesi a qui. Quelli di Devesi chiamavano i robassomeresi "b'ccie" e i robassomeresi chiamavano gli altri "tulu", non so se era per il gozzo.
D. - Ci racconti un fatto di quando era giovane.
R. - Ve ne racconta una? Ma è una storia vecchia! E' dei tempi di mio nonno. Si portava il secchio della calce (si chiamava bugliolo) per fare il recinto della Mandria. Mettevano il picchetto per sapere l'ora. Non mi sono mai ricordata di chiederlo a mio padre: e quando non c'era il sole?
D. - Come passava il Natale quando era piccola?
R. - Come gli altri giorni, solo che una volta a Natale e a Pasqua si uccideva, in campagna, un pollo.
D. - E che cosa le regalavano?
R. - Ah, non sempre, due mandarini, qualche Bambin di zucchero e due o tre confetti, ma solo qualche volta.
D. - Oggi ragazzi e ragazze escono spesso insieme. Una volta era così?
R. - Quando eravamo pccoli andavamo a scuola nelle elementari miste.
D. - Come facevano i ragazzi a conoscersi?
R. - Si usciva e si andava a ballare e alle feste.
D. - Come facevano a parlarsi?
R.. - Come adesso, si andava nella sala da ballo e ti facevano ballare.
D. - Si davano del lei?
R. - Certo, se non si conoscevano, sì.
D. - Com'era il paese quando lei era piccola?
R. Il paese era rurale, c'era un solo stabilimento il cotonificio Losa; poi c'era una fabbrichetta di stringhe, quella dove c'è adesso Gioachin che fa il falegname. (Aldo Gioachin ha cessato nel 1993 l'attività iniziata nel 1968; la falegnameria era in Via Torino, 25. N.d.r.)
D. - Che cosa le raccontavano i suoi genitori per farla stare buona?
R. - Dell'orco, del babau, del lupo nero; non bisognava guardare dentro l'acqua perché c'era il diavolo nei canali.

(Intervista fatta a Maria Ballesio)


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